Aviazione civile e biocarburanti, i primi esperimenti

Versione stampabileInvia a un amico

di 

Stimolate anche dal timore, poi divenuto realtà, dell'inclusione dei voli aerei nel sistema europeo ETS dei crediti di carbonio, molte compagnie aeree hanno iniziato a puntare sui biocarburanti per ridurre le emissioni di CO2 dei propri voli merci e passeggeri.

La nuova norma, da pochissimo entrata in vigore in seguito ad un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea, tassa la CO2 emessa dai soli voli cargo ed ha scatenato una forte tensione diplomatica tra Europa, da una parte, USA e Cina dall'altra. Il governo americano, ad esempio, ha affermato di avere "forti obiezioni, sia legali che politiche, al piano Ue di imporre le proprie politiche anche agli altri paesi". In Cina, invece, quattro big nazionali dell'aviazione civile stanno preparando una azione legale comune contro l’Unione Europea insieme alla Cata, l’associazione dei trasporti aerei cinese.

Già da qualche mese, però, molte compagnie aeree hanno iniziato le sperimentazioni di biofuel che potrebbero salvarle dagli extra-costi dovuti alla tassazione ETS: Aeromexico, ad esempio, ad agosto ha effettuato il suo primo volo di linea passeggeri alimentato con biocarburante. Un Boeing 777-200ER con 250 viaggiatori a bordo proveniente da Città del Messico è atterrato a Madrid dopo aver percorso l'oceano Atlantico con il 70% del serbatoio pieno di olio di Jatropha e il restante 30% di normale cherosene da aviazione.

Il prossimo passo, durante il 2012, sarà ripetere l'esperimento con un Boeing 737-700 diretto a San Jose, in Costa Rica. Ancor prima di Aeromexico, però, un'altra compagnia messicana aveva iniziato i “bio-voli”: Interjet, seconda compagnia nazionale messicana, a luglio aveva inaugurato i voli commerciali alimentati da biocarburanti, questa volta su una linea interna tra Città del Messico e Tuxtla Gutierrez e con un Airbus A320.

In entrambi i casi messicani i carburanti ecologici sono stati forniti da Airports and Auxiliary Services (ASA), società di servizi aeroportuali che vanta una collaborazione con Boeing e con il Ministero messicano dei Trasporti.

Ma non sono solo le compagnie sudamericane (certamente favorite dalla produzione locale di biocarburanti) a sperimentare i voli green. Anche le europee non stanno a guardare: Finnair e Lufthansa, per citarne due, hanno già fatto le prime mosse nell'aviazione verde.

Finnair ha infatti acquistato a luglio 20 tonnellate di carburante derivato dagli oli di cucina esausti dall'olandese SkyNrg e le ha utilizzate in alcuni voli Amsterdam-Helsinki. Lufthansa, invece, ha iniziato i voli Amburgo-Francoforte alimentati da una miscela a base di esteri e acidi grassi idrotrattati. L'aereo è un Airbus A321.

Queste prime esperienze mettono in luce che, tecnicamente, non ci sono grandi problemi a volare alimentati da biocarburanti: diversi modelli di aeromobile sopportano diversi tipi di biocombustibile nel serbatoio, anche in alte concentrazioni come mostra il caso di Aeromexico. Quello che manca ancora è, innanzi tutto, un sistema internazionale di regolazione e standardizzazione di questi carburanti e delle loro miscele che permetta anche alle compagnie minori, che non hanno le risorse per portare avanti esperimenti del genere, di avere delle linee guida sulle quali basarsi.

Visto il mercato internazionale dei biocarburanti, il loro legame con i prezzi degli idrocarburi e la possibilità che si creino competizioni con le coltivazioni destinate all'alimentazione animale e umana, poi, andrebbe studiato a fondo il reale potenziale di sviluppo dell'uso di questi carburanti verdi. Lo sviluppo tecnologico ha dimostrato che volare con i biocarburanti si può fare, ora spetta ai regolatori internazionali stabilire una soglia, magari crescente nel tempo in maniera graduale, che ne permetta un uso sostenibile nel tempo. Altrimenti i biocarburanti serviranno solo a non prendere le multe.